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Dove bollono le storie? Nadia Tarantini recensisce "La caffettiera di carta"

 Leggendaria ls 800

Il numero di maggio 2022 della rivista "Leggendaria" ospita una lunga recensione dell'ultimo libro di Antonella Cilento "La caffettiera di carta".

Dove "bollono le storie?

Nel suo ultimo libro Antonella Cilento mostra come l'arte della scrittura scaturisca dalla passione, dalla disciplina e dall'autenticità, e si nutra di letture

DI NADIA TARANTINI

Come si racconta una storia lunga trent'anni, di scrittura e insegnamento, di indefessa passione per le parole, le trame, i tempi e il mondo dell'immaginazione? Con la generosità che le è propria Antonella Cilento mette sul fuoco una caffettiera di carta, con la quale ci serve infiniti caffè, di ogni sapore: dal dolce dell'idea che scintilla e ci rende felici, all'amaro della disciplina che non dà riposo e non inganna, senza di lei non possiamo andare avanti e far fiorire la nostra ispirazione. L'accompagnano, si siedono con lei al tavolo della scrittura e del gusto, scrittrici e scrittori che l'hanno nutrita e ne nutrono le complesse attività cui si è dedicata, dall'età di vent'anni e poco più.

Romanzi, racconti, attività culturali e lalineascritta, la sua scuola di scrittura dai tanti e molteplici corsi, seminari, laboratori, attività.

Il fuoco, più che sul romanzo — pure evocato, più volte — è sul racconto, quella struttura che, per essere magica, come spesso è, una freccia che scocca e va dritta al centro del bersaglio, comporta il rigore di essere fedeli a noi stesse/i, autentici nel minimo dettaglio, fedeli alla verità della nostra vita e delle nostre esperienze. E insieme capaci di evocare sulla pagina tutte le esistenze che non abbiamo potuto vivere nella realtà. Come dice Cilento: «Diventare un sacrificio umano, diventare la materia viva di quel che scriviamo».

Allora, come si racconta La caffettiera di carta di Antonella Cilento? Quell'oggetto che lei ha sognato, e dove «bollono le storie»? Ci ho pensato tanto, non volendo tradire la corposità della forma strutturata del libro, e insieme agile (la differenza la fa una scrittura di un chiarore invidiabile, e tuttavia risonante di molti strati di sapere); e non volendo sovrapporre chiacchiere a un lavoro di così speciale fattura. Ho pensato perciò a un abecedario delle parole che più mi son restate impresse, perché memoria è scrittura e scrittura è ricordare. E per essere in linea con il caos primigenio da cui scaturisce la scrittura... non sarà in ordine alfabetico!

Citando Natalie Goldberg, dallo Scrivere zen, il cui titolo originale andrebbe correttamente tradotto come scrivere dalle ossa, o scrivere con le ossa, ecco la prima pista di Cilento.

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