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La caffettiera di carta: la critica

Un libro come questo di Antonella Cilento assomiglia a Napoli: non finisce mai. E non soltanto per il gran numero di pagine, ma anche per essere una "commedia" tra i "mulini a vento" in un viaggio nel tempo che si fa diattica e distanza dall'inizio del laboratorio di scrittura e lettura creativa (Lalineascritta) che lei fondò nel 1993 e che seguita oggi con altre officine parallele (...) 
In queste pagine "vivono" in maniera magistrale le esperienze di insegnamento e di apprendimento e soprattutto ;'infinito amore per la letteratura che diventa vita ricambiato abbondantemente (...)
Un libro il cui spazio non è riservato alle sole parole, prosa e poesia, ma si estende anche alla musica, al cinema. al teatro, alle arti figurative, alla fotografia (...)
Insomma, la letteratura è terapia per chi scrive e per chi legge. 
Piero Antonio Toma, La Repubblica
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Ma fin dalla prima pagina cominciano le sorprese, perché il «manuale di scrittura creativa» della Cilento, che raccoglie l'esperienza più che ventennale del suo laboratorio LaLineascritta, diventa sotto i nostri occhi affascinati un'indagine sul la lettura come formazione profonda, un racconto sulle difficoltà psicologiche di tutti noi messi a cuocere nel brodo della contemporaneità, e un romanzo di formazione individuale e collettivo fatto non solo per gli altri ma insieme agli altri: una narrazione che è fatta dando la parola a Dickens e Cortazar e a centinaia di scrittori e registi, ma anche a tanti allievi della Lineascritta (..)
È qui la grande novità che fa della Caffettiera di carta un libro accogliente come una casa piena di giochi e pianti e risa e amici e fiori e sogni e lavoro, una casa-libro piena di bellezza e che letteralmente rincuora. La Cilento non spiega solo con chiarezza i passaggi «tecnici» attraverso cui si struttura una narrazione, non scopre solo un personaggio nell’allievo X o fa diventare reale il Pip di Dickens o racconta dì sé stessa senza narcisismo. ma in maniera magnificamente semplice e essenziale entra dentro le questioni psicologiche che ruotano intorno alla pulsione della scrittura creativa come forma dei vivere(..)
La casa del raccontare intitolata La caffettiera di carta ha poste aperte, e stanze che danno su altre stanze, e finestre spalancate su tanti mondi: entrateci, respirate con tutto il corpo e cominciate i! vostro viaggio personale.
Giuseppe Montesano, Il Mattino
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(...)Mi sono tornati in mente questi vecchi ricordi leggendo un originalissimo libro di Antonella Cilento, La caffettiera di carta. Il titolo viene da un sogno: una caffettiera di carta che l’autrice mette sul fuoco e che s’incendia subito diventando però di un azzurro che le ricorda l’infanzia. Metafora di un’attività – scrivere – che contempla l’invincibile desiderio di non diventare adulti. Almeno io l’ho capita così. E questo suo “manuale”, che dà ben pochi consigli pratici per imparare a scrivere, ma un’infinità per imparare a leggere i più disparati scrittori d’ogni epoca e latitudine, mi ha molto rassicurata sulla lunga attività didattica di Antonella: un trentennio dedicato a insegnare i rudimenti di un’arte ormai esageratamente di moda ai molti discepoli del suo corso, che si chiama «La linea scritta», fra i più noti e frequentati in Italia e articolato in vari laboratori. Mi ha rassicurata perché è evidente che i suoi allievi vengono costretti prima di tutto a diventare colti, travolti come sono dal fiume in piena di un’insegnante che li porta a caccia di balene con Melville, dentro la diligenza di Maupassant con la sua Boule de suif o nel Museo di Reims a fingere con Del Giudice di non vedere niente per vedere tutto. E se li invita in cucina è per analizzare il Pranzo di Babette di un’intramontabile Karen Blixen o a gustare metaforicamente la Casalinghitudine di Clara Sereni, senza mai dimenticare i biscottini miracolosi di Marcel Proust… Insomma, che dire, se anche le altre scuole di scrittura, pericolosamente diffuse nel paese e pronte a sfornare valanghe di nuovi scriventi non collaudati, nascondessero invece la fabbrica di nuovi lettori che fa sperare questa dottissima e incendiaria Caffettiera, saremmo a cavallo, e fra i libri più venduti troveremo il vecchio Kafka e la dura Flannery O’Connor, la fascinosa Katherine Mansfield e il sempre sfuggente Bulgakov. Così, tanto per sognare.
Sandra Petrignani, Il Foglio
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Difficile definire questo inteso, curioso, appassionante libro: un manuale? Effettivamente un po’ sì, è un manuale di scrittura creativa, ma non aspettatevi tabelle, esempi stereotipati e regole! Un saggio? sicuramente anche un saggio denso di citazioni, di autori, di curiosità inaspettate. Un libro di avventura? Sì, direi così: è soprattutto un libro che narra dell’avventura meravigliosa ed entusiasmante della scrittura e della lettura. (...)
Antonella Cilento squaderna certezze e fotografa impietosamente le ovvietà. Dei sensi umani, delle sensazioni personali, delle esperienze esistenziali fa tesoro, ma guardando tutto sotto una diversa prospettiva: azzerare le indicazioni che stancamente ci portiamo appresso da anni, retaggi di insegnamenti scolastici, di convinzioni stereotipate, di regole inesistenti, lanciare tutto in aria e lasciar cadere a terra casualmente, scompaginando le carte per poi raccoglierle con un ordine inedito. Questo ci dice di fare, però non di farlo da soli ma con l’aiuto preziosissimo degli scrittori: Fabrizia Ramondino, Italo Calvino, Jamaica Kincaid, Varlam Šalamov, Blixen, Maupassant, Patrick Süskind, Rocco Brindisi, Giovanni Arpino, Brancati, Cortázar, Čechov, Del Giudice, Fausta Cialente, Borges, Tondelli, Bulgakov, Kafka… E quando leggendo incontriamo Anna Banti, Puškin, Jan Potocki, Murakami, Singer, Orhan Pamuk, Marosia Castaldi, Amos Oz, Bruno Schulz, Virginia Woolf, Saramago o Clarice Lispector ci troviamo a casa, accoccolati sulla poltrona con accanto gli stessi amici di Antonella. E che bella sensazione è!
Giulia Mozzato, Maremosso
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